Carcere a vita per Gianluca Molinaro, l’uomo che il 4 luglio del 2024 ha ucciso a fucilate in strada a Roma l’ex compagna Manuela Petrangeli. Lo hanno deciso, dopo oltre quattro ore di camera di consiglio, i giudici della prima Corte d’Assise di Roma disponendo per l’uomo anche l’isolamento diurno per 18 mesi.
Regge l’impianto accusatorio della Procura che nei confronti dell’imputato – presente in aula – contestava l’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dallo stalking. La donna venne finita a colpi di fucile a canne mozze in una strada del quartiere Portuense. Una azione che il pm nel corso della requisitoria ha definito “barbara” messa in atto contro una “donna forte, solare, determinata”.
L’uomo uccise la ex, madre di suo figlio che proprio martedì compirà 10 anni, dopo anni di vessazioni, di continui messaggi in cui minacciava di morte Manuela. “Un uomo vittima di sé stesso – ha detto in aula il rappresentante dell’accusa – delle sue ossessioni patologiche, vittima del più brutale arcaico e ancestrale modello del patriarcato nella relazione uomo-donna, frutto di stereotipi che Molinaro ha interpretato nel peggior modo possibile”. Nel corso del processo sono stati ascoltati in aula alcuni audio, messaggi che l’imputato inviava in continuazione alla donna.
“Non immagini cosa posso farti io – le diceva – meglio che non parlo, sta tranquilla lo faccio. Tu hai fatto lo sbaglio più grande della tua vita e ne pagherai le conseguenze”. Messaggi inviati tra il 2021 e il 2024. “È la fine, non ho niente da perdere – afferma in un altro audio -. Ti sei scavata la fossa con le tue mani, ora vammi a denunciare”.
In un altro vocale si definisce una “bomba ad orologeria” per poi aggiungere: “La mia vita è un inferno, Manuela, ho solo uno scopo, e non te lo posso dire, ma tu stai giocando col fuoco”. Subito dopo l’omicidio Molinaro si andò a costituire dai carabinieri impugnando ancora l’arma utilizzata. “Ho sparato due botti, spero di averla presa bene: ho visto il sangue che schizzava da tutte le parti”, la drammatica frase pronunciata nel corso di una telefonata ad un amico dal 53enne pochi minuti dopo il raid di morte di via degli Orseolo.
L’uomo chiamò anche un’altra ex che lo riuscì a convincere ad andarsi a costituire in una caserma dell’Arma. “La sentenza ha riconosciuto l’impianto accusatorio. Sono stati ricostruiti gli eventi in maniera dettagliata con tutto quello che era il pregresso e gli anni di sofferenza patiti dalla vittima”, ha commentato l’avvocato della famiglia della vittima, Carlo Testa Piccolomini. Dal canto suo la cognata di Manuela, apparsa visibilmente commossa, ha aggiunto: “Nessuno ce la restituirà, per noi era la luce. La nostra vita non ha più colori ed è difficile soprattutto per il bambino. Oggi vedere l’imputato in aula è stato duro”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
(Except for the headline, this story has not been edited by PostX News and is published from a syndicated feed.)