La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha firmato e promulgato la riforma della Legge sugli idrocarburi, che allenta il controllo statale sul settore petrolifero e apre formalmente alla partecipazione di investimenti privati ed esteri. Lo ha fatto dopo una telefonata con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, definendo la riforma un “salto storico” ed aggiungendo che “il Venezuela sta compiendo passi importanti” per rilanciare un’industria strategica in profonda crisi, colpita dal crollo della produzione, dalle sanzioni internazionali e dalla carenza di capitali.
Il Venezuela cambia rotta sul petrolio. Il Parlamento ha approvato una profonda riforma della legge organica sugli idrocarburi che apre il settore alla partecipazione di capitali privati e stranieri, segnando una svolta storica rispetto al modello di rigido controllo statale promosso dal chavismo negli ultimi 25 anni.
L’approvazione arriva a poche settimane dalla cattura dell’ex presidente de facto Nicolás Maduro, avvenuta il 3 gennaio scorso nel corso di un’operazione militare statunitense a Caracas: evento che ha impresso un’accelerazione inattesa al riassetto politico e istituzionale del Paese sudamericano. Secondo diversi osservatori, la riforma è stata messa a punto in tempi record nel quadro di una nuova e più stretta collaborazione tra il governo ad interim venezuelano e Washington.
La nuova legge archivia l’impianto introdotto da Chávez tra il 2006 e il 2009 e rappresenta la prima revisione organica del settore dal 2007. Il testo riduce in modo significativo il ruolo dello Stato nella gestione dei giacimenti, elimina l’obbligo per la compagnia pubblica Pdvsa di detenere una quota di maggioranza e consente alle imprese private di operare i campi petroliferi in autonomia e di commercializzare direttamente il greggio. Lo Stato mantiene la proprietà delle risorse, ma apre ampi spazi ai contratti di partecipazione produttiva, uno strumento sostenuto da tempo dalla stessa Rodríguez.
Sul piano fiscale, la riforma introduce ampie agevolazioni per gli investitori, tra cui esenzioni dall’imposta sul reddito, dall’Iva, dai dazi doganali e dai tributi locali, oltre a un’imposta integrata sugli idrocarburi fino al 15% dei ricavi lordi, modulabile dall’Esecutivo progetto per progetto. È inoltre previsto il ricorso all’arbitrato internazionale per la risoluzione delle controversie, una richiesta chiave degli investitori esteri e dell’amministrazione statunitense in nome della “sicurezza giuridica”.
Il cambio di paradigma avviene in un Paese che detiene le maggiori riserve petrolifere provate al mondo ma che oggi produce circa 1,1 milioni di barili al giorno, contro i 3,1 milioni raggiunti prima dell’arrivo al potere di Chávez nel 1999.
Gli Usa allentano le sanzioni sul petrolio venezuelano
Il Tesoro Usa ha allentato le sanzioni sul settore petrolifero venezuelano, nell’ambito degli sforzi del governo Trump per incrementare gli investimenti e la produzione nel Paese dopo la destituzione del presidente Nicolás Maduro. Il Tesoro ha emesso una licenza generale che autorizza le transazioni che coinvolgono il governo venezuelano e la compagnia petrolifera statale Pdvsa, “normalmente connesse e necessarie all’estrazione, all’esportazione, alla riesportazione, alla vendita, alla rivendita, alla fornitura, allo stoccaggio, alla commercializzazione, all’acquisto, alla consegna o al trasporto di petrolio di origine venezuelana”.
Trump minaccia dazi ai Paesi che vendono petrolio a Cuba
Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che dichiara lo stato di emergenza nazionale e istituisce una procedura per imporre dazi doganali sui beni provenienti dai paesi che vendono o forniscono petrolio a Cuba: lo ha annunciato la Casa Bianca.
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