Tempi certi, priorità definite per superare l’emergenza. Sono le linee tracciate dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nei due vertici che ha presieduto durante la sua visita in Sicilia. Prima al municipio di Niscemi sull’emergenza frana e poi nella sede della Capitaneria di porto di Catania con alcuni dei sindaci dei Comuni devastati dal ciclone. Intanto, come sottolinea il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, l’area rossa, ovvero la zona di pericolo di Niscemi, è destinata ad allargarsi.
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Niscemi, inagibile una villa Settecentesca: stucchi e affreschi sfregiati dalla frana
Ciciliano: “A Niscemi pensare alla re-localizzazione degli sfollati”
All’interno della zona rossa “sono stati evacuati 1.276 cittadini di Niscemi, pari a 500 nuclei familiari. Queste persone ovviamente, in maniera precauzionale, sono state allontanate. All’interno di queste persone ci saranno coloro i quali non potranno mai più tornare nelle proprie case”. Si tratta di case che “non solo non potranno più essere ripopolate ma andranno distrutte, sempre che l’arretramento della frana non ci pensi da sola. Già adesso è necessario pensare a una re-localizzazione di questi cittadini e una delle cose più importanti è farlo in maniera partecipata perché la forzatura nell’identificazione di una zona non va bene perché è necessario che i cittadini partecipano in maniera attiva a questa nuova identità della città”, così il capo dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano.
Save the children: “Preoccupa la situazione dei 4.200 minorenni”
Save the children esprime “forte preoccupazione per la situazione dei più di 4.200 minorenni che vivono nel territorio di Niscemi, dove le recenti e intense piogge hanno provocato nuove frane e un progressivo aggravamento del dissesto idrogeologico” con “ulteriori precipitazioni previste nei prossimi giorni potrebbero peggiorare ulteriormente l’emergenza”.
Gli sfollati recuperano oggetti e animali in lacrime
Scoppia in lacrime Pino Terzo di Dio, 53 anni, quando i vigili del fuoco gli consegnano la gabbia con i suoi adorati pappagalli. “Non li vedevo da quattro giorni – dice commosso – per me sono come dei figli, ora devo capire a chi affidarli perché non ho più una casa e cambio dimora ogni giorno”. La squadra dei pompieri è salita al terzo piano di una palazzina in via Masaracchio, al civico 35: Pino ha aspettato sulle scale, poi lacrime e commozione non appena ha rivisto i suoi pappagalli. Al primo piano dello stesso edificio, poi i vigili del fuoco sono entrati nell’appartamento della signora Rita Palumbo, riempiendo quattro grossi sacchi neri con indumenti, fotografie, documenti e tanti altri oggetti. Anche l’anziana donna si è commossa, tenendo stretta al petto una statua della Madonna. “Mi servivano i documenti soprattutto perché mio marito si deve ricoverare per un problema: grazie a tutti, grazie”, dice Rita abbracciando i cronisti e baciando la statua della Madonna.
Ciciliano: “Movimento franoso ha superato quello del Vajont”
“Io do soltanto un dato che riesce a dare la cifra. In questo momento stiamo parlando di un movimento franoso che è circa di 350 milioni di metri cubi. Per fare un paragone, il disastro del Vajont del 1963 ha movimentato 263 milioni. Quindi tecnicamente siamo quasi una volta e mezza la quantità di montagna e di territorio e di massa franosa che è caduta rispetto a quella del Vajont”. Lo ha detto il capo dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano, ospite al programma ‘Start’ di ‘Sky Tg24’.
Il ministro delle Infrastrutture: “Soldi Ponte? No, sono per investimenti”
I fondi destinati al Ponte sullo Stretto non saranno dirottati sui danni del maltempo al sud. Lo ha detto il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, a margine di un convegno su Roberto Maroni a Montecitorio. “No, perché sono fondi per investimenti, bisogna conoscerle le cose. Poi noi abbiamo quasi 30 miliardi di cantieri aperti in Sicilia, cosa facciamo? Li blocchiamo? Troveremo i fondi che servono per Sicilia, per Calabria e per Sardegna ma senza bloccare le scuole, gli ospedali, i ponti, le gallerie, la Tav, il tunnel del Brennero”.
Salvini domani tra le province di Messina e Catania
Il ministro ai Trasporti e alle infrastrutture, Matteo Salvini, domani sarà in Sicilia, nei luoghi colpiti dal maltempo. Dopo l’atterraggio in mattinata a Catania, nel primo pomeriggio sarà a Furci Siculo e a seguire a Letojanni, in provincia di Messina, per un sopralluogo nel lungomare. Infine, ad Acitrezza (Catania). A Niscemi (Caltanissetta) il leader della Lega potrebbe recarsi la prossima settimana.
Donzelli (FdI): “Meloni sul territorio nel momento opportuno”
“È necessario agire su due fronti, quello dell’emergenza e poi quello più a lungo termine. Ora c’è un’emergenza che ovviamente non merita la speculazione politica e le divisioni che in questi casi servono solo ai singoli partiti, ma non servono ai cittadini”. Lo ha detto il deputato di Fratelli d’Italia e responsabile organizzazione del partito, Giovanni Donzelli. “L’emergenza viene affrontata dal presidente del Consiglio, che è andata di persona a verificare. È andata di persona a verificare senza fare sceneggiate, non nelle ore immediatamente successive, avrebbe creato soltanto difficoltà anche rispetto alle risposte urgenti che servivano ai cittadini. È andata nel momento opportuno. Arriveranno tutte le risorse che servono per fare fronte all’emergenza. C’è poi un tema di più lungo respiro, che è quello dell’assenza di programmazione di sicurezza territoriale. Investire nella sicurezza idrogeologica non porta consenso immediato”, ha concluso.
Musumeci riferisce in Aula il 4 febbraio. Opposizioni: “Venga Meloni”
Il ministro Nello Musumeci ha dato la disponibilità a riferire in Aula alla Camera il 4 febbraio alle 11. Lo ha fatto sapere il vicepresidente di turno Giorgio Mulè parlando in Assemblea. Le opposizioni hanno chiesto, però, che a riferire sia la premier Giorgia Meloni e sono andate all’attacco del ministro. “Aveva sul suo tavolo il documento che invitava a intervenire – ha detto Angelo Bonelli – l’unica cosa che Musumeci può fare è dimettersi ha dimostrato la sua totale inadeguatezza”. Alla richiesta di informativa di Meloni si sono associati i gruppi di M5s, Pd e Iv.
Opposizioni: “Musumeci da governatore sapeva, si dimetta”
Le opposizioni hanno chiesto nell’Aula della Camera una informativa urgente alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e contestualmente le dimissioni del ministro Nello Musumeci per i fatti legati alla frana di Niscemi. A prendere la parola a Montecitorio sono stati gli esponenti di Avs, M5s, Pd e Iv. “Chiediamo l’informativa della premier perché Musumeci ha una responsabilità politica in quello che è accaduto in queste settimane in Sicilia – ha spiegato il deputato di Avs, Angelo Bonelli -. Sentire un ministro dire che aprirà un’indagine amministrativa perché dopo la frana del 1997 a Niscemi non si è intervenuti, facendo riferimento a omissioni e superficialità. E sentire sempre il ministro dire che si era probabilmente convinti che la frana si fosse arrestata, e che quindi si vuole capire da parte di chi c’è stata una sottovalutazione. Sono affermazioni sono molto gravi”. Bonelli poi ha mostrato in Aula un documento della Protezione civile che, a suo dire, “il ministro Musumeci dal 2019 al 2022 aveva sul suo tavolo e che invitava il Presidente della Regione Siciliana, oggi ministro della Protezione civile, a intervenire esattamente nei luoghi che alcuni giorni fa sono franati. L’unica cosa che Musumeci può fare è dimettersi perché ha dimostrato la sua totale inadeguatezza. E’ un ministro imbarazzante, e quindi vogliamo la Presidente del Consiglio” in Aula a che perché “di fronte a 1,2 miliardi di euro disponibili per il dissesto idrogeologico in Sicilia, da Musumeci a Schifani, la Regione governata anche da Musumeci ne ha spesi solo 400. E’ inaccettabile” che sia il ministro a venire in Aula “a raccontarci bugie su bugie, come dare la colpa ai sindaci del problema del dissesto idrogeologico, quando la legge assegna la competenza sul dissesto idrogeologico alle regioni. L’Italia non può essere presa in giro e nemmeno i siciliani possono essere presi in giro. Quindi venga Meloni e auspichiamo che in queste ore Musumeci vada a Palazzo Chigi e presenti le sue dimissioni”.
Animali e oggetti recuperati in case sgomberate, finora 300 interventi
Sono finora circa 300 i recuperi di effetti personali effettuati negli edifici in zona rossa a Niscemi dai vigili del fuoco che accompagnano gli sfollati che ne fanno richiesta alla polizia municipale. La media è di 70-80 interventi al giorno: i pompieri entrano nelle case assieme ai proprietari, tutto viene fatto nel tempo più breve possibile. Nelle abitazioni che si trovano a a 50-70 metri dal fronte della frana non vengono fatti recuperi. “E’ troppo pericoloso anche per gli operatori”, dice Francesco Turco, funzionario tecnico dei vigili del fuoco di Caltanissetta. “Le persone chiedono di potere prendere le cose più care che hanno, sono momenti intensi anche per noi – racconta il funzionario – Abbiamo recuperato cani, gatti, pappagalli. Molti hanno la necessità di prendere indumenti, ma anche oggetti per loro preziosi da un punto di vista affettivo come quadri, fotografie di famiglia. Ieri abbiamo accompagnato una donna, ha preso dalla sua casa una stufa per permettere alla sua famiglia di potersi scaldare nella dimora temporanea che li accoglie. La signora è scoppiata in lacrime quando le abbiamo consegnato la stufa e mi ha abbracciato”.
Ciciliano: “Centro cittadino sicuro, non serve lasciare case”
I cittadini che risiedono fuori dalla zona rossa dovrebbero lasciare le proprie case? “Assolutamente no. Il centro di Niscemi, anche se costruito sulla piana, è assolutamente in zona sicura. Quello che si sta facendo adesso è il ripristino della distribuzione del gas che per motivi di sicurezza era stata interrotta”, ha detto il capo Dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano, ospite al programma Start di Sky TG24. “Per quanto riguarda i danni, la quantificazione dei danni a evento in corso o pressoché finito da poco è molto approssimativa, il dipartimento è abituato a fare discorsi di carattere puntuale – ha affermato -. Fino a che non c’è un quadro chiaro e preciso che prende via tempo bisognerà attendere un po'”, ha sottolineato.
Lupi: “Unità per l’emergenza, no polemiche sul Ponte”
“Alla Sicilia, a partire da Niscemi, e a tutte le zone colpite dal ciclone Harry non servono nè slogan nè polemiche, ma risorse, rapidità e unità. Eventi drammatici come questo dovrebbero servire a dimostrare la solidarietà di tutti, maggioranza e opposizione. Sollevare ora la polemica sul Ponte di Messina può far prendere qualche like, ma non serve certamente a risolvere i problemi e a tamponare l’emergenza. Il governo si è mosso con tempestività stanziando 150 milioni, altri ne serviranno, e sicuramente seguiremo gli interventi con la massima attenzione”. Lo afferma il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi.
L’analisi dei Vigili del fuoco con le immagini satellitari
Vice sindaco: “Ben venga indagine amministrativa”
“Alcune opere sono state fatte, ma che ben venga l’indagine amministrativa annunciata dal ministro Musumeci, per verificare eventuali omissioni e responsabilità. Il fronte della frana è imprevedibile. Di certo dopo la frana del 1997 c’era una zona monitorata, gli interventi erano regionali e della Protezione civile e noi, come piccolo comune, eravamo conseguenziali a queste scelte; c’erano progetti di irreggimentazione delle acque e di consolidamento del costone che non hanno avuto seguito”. Il vicesindaco di Niscemi, Pietro Stimolo, risponde così circa l’indagine amministrativa annunciata dal ministro alla Protezione civile, Nello Musumeci, per individuare i responsabili di una sottovalutazione del rischio, che si affianca a quella della procura di Gela per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana.
Ciciliano: “Non bisognava costruire sul fronte di frana”
“Tecnicamente quando si sa che si costruisce su una zona fragile, al netto di quelle che sono le autorizzazioni amministrative, anche se le case sono a regola è di tutta evidenza che sono in un punto di assoluta gravità. Forse nel corso dei decenni era necessario evitare la costruzione sul fronte di frana, questo è chiaro e limpido”, ha detto il capo Dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano, ospite al programma Start di Sky TG24. “La frana è ancora attiva ed è proprio per questo che la fascia di rispetto dei 150 metri, a mano a mano che il fronte di frana continua a cadere, arretra verso il centro cittadino – ha affermato – Questa fascia di rispetto di carattere precauzionale arretra ogni qual volta il coronamento della frana entra dentro la città”. “All’interno di questa fascia di 150 metri sono stati evacuati 1276 cittadini di Niscemi, pari a 500 nuclei familiari”, ha aggiunto, ricordando che ci saranno persone che “non potranno mai più tornare nelle proprie case”.
Vigili del fuoco: “La frana è stabile nonostante il maltempo”
“Dall’ultimo monitoraggio effettuato abbiamo rilevato che la frana a Niscemi è al momento stabile. Il fronte non si è mosso, nonostante la pioggia e le condizioni atmosferiche”. Lo dice Francesco Turco, funzionario tecnico del comando dei vigili del fuoco di Caltanissetta, che sta operando a Niscemi.
Negli elenchi della Protezione civile ci sono 1309 sfollati
A Niscemi (Caltanissetta), gli sfollati registrati negli elenchi tenuti dalla Protezione civile sono 1.309. “Il numero rimane costante”, fanno sapere dal Comune. Quasi tutti hanno scelto di alloggiare, almeno in questo periodo, da familiari o amici. Sono pochi quelli che si sono recati nelle strutture adibite dal Comune, presso il palazzetto dello sport e in altre appositamente adibite, meno di un centinaio. Il fronte della frana rimane attivo ma non si registrano peggioramenti. “Al momento – dice il sindaco Massimiliano Conti – dai dati a disposizione possiamo dire che non c’è un peggioramento ma non possiamo ritenere che la frana si sia fermata. Il monitoraggio è in corso anche se le condizioni meteo, con la pioggia di ieri e oggi, non ci agevolano”.
Patuanelli (M5S): “Decreto polizze anti catastrofi è truffa di Stato”
“Per mesi l’esecutivo ha raccontato al Paese che con l’obbligo di assicurazione contro le catastrofi naturali le imprese sarebbero state finalmente protette e che lo Stato non avrebbe più dovuto rincorrere le emergenze a colpi di ristori improvvisati. Una svolta, dicevano. Un’assunzione di responsabilità. Peccato che fosse solo una promessa sulla carta”. Lo scrive sui social il capogruppo M5S al Senato Stefano Patuanelli. “Poi arriva Niscemi. Una frana che non esplode in un istante ma avanza giorno dopo giorno, costringe a evacuare interi quartieri, blocca strade e ferma attività produttive. Una tragedia reale, concreta, profondamente italiana. Ed è lì che il castello crolla: le assicurazioni non pagano. Non perché l’evento non sia grave, non perché manchi una norma, ma perché il governo ha scritto un decreto che obbliga a stipulare polizze senza obbligare davvero a coprire i rischi più diffusi nel nostro Paese. Quel decreto è il Decreto interministeriale del 30 gennaio 2025, scritto e firmato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con il parere tecnico dell’IVASS. È lì che si è deciso di imporre un obbligo formale alle imprese, lasciando però alle compagnie assicurative la libertà di escludere proprio ciò che accade più spesso: frane lente e progressive, dissesto già noto, territori fragili, evacuazioni e fermo forzato delle attività senza il “crollo perfetto” da manuale assicurativo. La copertura vale per l’evento ideale, non per la catastrofe vera. Così oggi succede questo: le imprese pagano il premio, le compagnie incassano, e quando il territorio frana davvero il rischio resta tutto sulle spalle di chi lavora. E non è un caso. Il governo sapeva benissimo che includere davvero eventi come Niscemi avrebbe significato premi più alti o un serio intervento pubblico di riassicurazione. Ha scelto di non farlo. Ha preferito una riforma che tutela i bilanci assicurativi e scarica il problema sui territori”, conclude.
Il ministro della Protezione civile: “La domanda è se si fermerà”
“Oggi la domanda è “la frana si fermerà”. Nel momento in cui parlo è ancora in atto, lentamente ma inesorabilmente”, ha detto il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci. ” una domanda cui non può rispondere la politica – ha sottolineato – ma a cui devono rispondere i tecnici. Io ho chiesto a 5 geologi di dirmi in 15 giorni se dal loro punto di vista può continuare: perchè se la linea tra 10 o 20 anni si amplierà, abbiamo il dovere di dirlo agli abitanti”.
Musumeci: “Soldi per Niscemi ci sono e non sono quelli del Ponte”
“Il denaro per Niscemi c’è, e non è quello del Ponte”, ha precisato il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci
Musumeci: “Capire perché le autorità locali hanno sottovalutato il fenomeno”
“L’ultimo allarme a Niscemi è stato del 1997, come tutti sanno. Un allarme che fu particolarmente significativo. Si disse che avrebbero dovuto pianificare degli interventi, ma non si fece nulla. Io ero un giovane presidente della provincia. Ma tutti leggemmo dai giornali e apprendemmo un fenomeno che appariva già allora grave. Cosa è accaduto dal 1997 in poi è difficile da dire. Ho istituito una commissione presso il mio dicastero della Ricostruzione, per capire perché le autorità locali hanno ritenuto di sottovalutare il fenomeno” ha detto il ministro della Protezione Civile Nello Musumeci. “Ora il fenomeno si è presentato in tutta la drammaticità. La frana che creato un burrone di oltre 50 metri, ha colpito un quartiere. Non sappiamo quanto la linea della frana possa ancora estendersi. I tecnici suggeriscono 150 metri. Sono case che probabilmente non potranno più essere abitate”, ha aggiunto.
Torna la fornitura del metano. Genio militare per il ripristino della viabilità
A Niscemi ritorna la fornitura del metano che era stata interrotta per la rottura delle tubazioni a causa dei crolli provocati dal cedimento del terreno. Da oggi, la rete è attiva, come ha comunicato il sindaco Massimiliano Conti. L’amministrazione comunale e le autorità di protezione civile, insieme alle istituzioni competenti, stanno predisponendo un piano di riapertura delle scuole, chiuse da giorni soprattutto per l’assenza del metano necessario ai riscaldamenti. Tre plessi, in zona rossa, non riapriranno e venti classi saranno accorpate agli istituti non in zona rossa. Uffici postali e banche sono attivi. Il sindaco Conti ha annunciato l’arrivo del Genio militare per gli interventi necessari a una viabilità alternativa, che permetta più vie di collegamento e agli agricoltori di raggiungere le loro proprietà nelle aree rurali, attualmente inaccessibili perché a ridosso delle strade provinciali 12 e 10, chiuse a causa della frana che le ha rese impraticabili.
Morfino (M5s): “Il disastro Niscemi nasce dai fallimenti amministrativi e politici”
“Niscemi non è una tragedia naturale, ma il risultato di anni e anni di complicità politica e fallimenti amministrativi. Le amministrazioni regionali di centrodestra in Sicilia hanno sulla coscienza un disastro annunciato”. Lo dichiara in una nota la deputata Daniela Morfino, capogruppo M5S in commissione Ambiente. “I fondi c’erano, nero su bianco nel Pnrr: quasi 100 milioni di euro contro il dissesto idrogeologico. Ma per Niscemi non è stato chiesto neppure un euro. Una scelta gravissima, che pesa come un macigno sulle oltre 1.500 persone oggi sfollate. Da trent’anni la frana era prevista, studiata, certificata. Da trent’anni si susseguono passerelle, commissari, stati di emergenza, promesse solenni. Ma quando si poteva intervenire davvero, progettare e mettere in sicurezza il territorio, Regione e Comune sono scomparsi. Un’irresponsabilità politica gravissima. Il centrodestra siciliano ha governato l’emergenza permanente senza mai risolverla, trasformando Niscemi in un simbolo di immobilismo e omissioni. Oggi la Procura indaga e fa bene perché qui non ha fallito la natura, ha fallito lo Stato regionale. E chi ha governato senza agire è complice di questo disastro”, conclude.
Anbi: “Dramma Niscemi è simbolo di un Paese impreparato”
“Quante Niscemi dovranno accadere in un Paese, dove il 9,5% del territorio è ad alto o altissimo rischio di frana, prima di assumere coscienza collettiva che un piano straordinario di manutenzione del territorio è la prima opera pubblica, di cui c’è bisogno? Quanti medicane dovremo registrare lungo una Penisola, dove nel recente triennio quasi 7600 località italiane sono state interessate da tornado, piogge intense e grandine grossa, prima di interiorizzare che resilienza e adattamento alla crisi climatica devono essere parole d’ordine delle scelte quotidiane, dall’individuale al politico?”. Lo afferma Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI, di fronte ai dati riportati nel report settimanale dall’Osservatorio sulle Risorse Idriche dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue.
“Il dramma di Niscemi e della faglia di 4 chilometri, che sta ingoiando l’abitato di una cittadina di quasi 25.000 abitanti a seguito del transito del ciclone Harry sull’Isola, è il simbolo di un Paese fragile ed impreparato all’estremizzazione dei fenomeni meteo”, aggiunge.
Ministro per la Protezione civile: “Usare soldi Ponte è argomento da caffè”
“Argomenti da caffè questi di sotrarre soldi a una delle più grandi infrastrutture al mondo. Appartiene al partito del benaltrismo”. Così Nello Musumeci, ministro per la Protezione civile. Usare i fondi destinati alla costruzione del Ponte sullo Stretto “è un argomento assolutamente pretestuoso di chi, storicamente, è contrario alle infrastrutture strategiche e qualcuno magari vorrebbe farci tornare alle palafitte. Ma noi abbiamo una visione molto diversa”, ha affermato. “I soldi del ponte sono soldi per il ponte, i soldi per la ricostruzione appartengono al Dipartimento ricostruzione che fa parte delle mie deleghe e che sono già disponibili”, ha sottolineato.
Musumeci: “Per Niscemi stop alle rate per i mutui”
“C”è una sospensione del pagamento delle rate di mutuo e di ogni altra obbligazione. Con la ministra Calderone stiamo individuando quali e quanti ammortizzatori servono per sollevare quelle aziende, ora inattive, che dovrebbero pagare i contributi per i lavoratori. Alcune misure credo siano già alla firma ,altre hanno bisogno di un provvedimento di legge e lo affronteremo nel Consiglio dei ministri”, ha annunciato il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci.
In Sicilia 9 comuni su 10 sono ad alto rischio frane
Non sono Niscemi: in Sicilia si nascondono decine di altre porzioni di territorio pronte a cedere. In base al piano di assetto idrogeologico dell’Autorità di bacino della Regione, il 90% dei 391 Comuni dell’Isola ha sul territorio almeno un’area classificata come R4, il massimo indice di rischio frana per le popolazioni. Non tutte estese come quella che sta inghiottendo le case del centro storico di Niscemi, chiariscono i tecnici regionali, ma della stessa pericolosità per l’incolumità degli abitanti.
Musumeci: “Indagine amministrativa sulla frana di Niscemi”
Una “indagine amministrativa” per scoprire perché dopo la frana del 1997 a Niscemi non si è intervenuti. È l’iniziativa a cui pensa il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci e che oggi proporrà al Consiglio dei ministri. Lo ha annunciato lui stesso intervistato da Rainews 24. Musumeci ha fatto riferimento a “omissioni e superficialità”, “si era probabilmente convinti che la frana si fosse arrestata. Tutto questo va valutato con un’indagine amministrativa – ha detto -. Oggi ne parlo al Consiglio dei ministri. E’ importante fare la cronistoria di quello che è accaduto negli ultimi 30 anni e perché siamo arrivati a un punto di non ritorno. Nel 1997 non si è intervenuti: vorrei capire se c’è stata una sottovalutazione del fenomeno”.
Boati nella notte a Niscemi, la frana non si arresta
Sono stati sentiti diversi boati questa notte a Niscemi. Ha piovuto quasi incessantemente, rendendo la situazione sempre più critica. Rumori, cedimenti, provenienti dal fronte franoso. I tecnici della Protezione civile e i vigili del fuoco hanno già effettuato dei sopralluoghi. Non si registrano crolli significativi ma la frana che sta facendo scivolare la collina continua a essere attiva e va verso sud. “Potrebbe creare – ha detto il comandante dei vigili del fuoco di Caltanissetta, Salvatore Cantale – difficoltà alla viabilità già fortemente compromessa”. La preoccupazione cresce perché anche nei prossimi giorni si prevede pioggia. Si teme che la zona rossa di circa 150 metri e le cui transenne sono sistemate a una cinquantina di metri dalla piazza principale, possa essere estesa ancora di più e il numero degli sfollati possa aumentare. Intanto si attende l’apertura delle scuole, tre delle quali ricadono nella zona rossa. Le classi degli istituti sgomberati, saranno ospitate in altri istituti che risultano agibili. Ripristinata la distribuzione del metano.
Musumeci: “A Niscemi area rossa destinata ad allargarsi, team geologi al lavoro”
“La linea del fronte continua ad arretrare verso il centro abitato, l’area rossa è destinata a allargarsi”. A fare il punto sulla frana di Niscemi è il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, intervistato da Rtl. Il ministro ha anche reso noto di aver costituito un team di esperti per valutare il fenomeno e in particolare se il fronte della frana possa “arretrare negli anni verso il centro abitato”. Per il governo e la Protezione civile, ha detto Musumeci, “è importante consentire alle famiglie costrette ad allontanarsi dalle loro case, molte delle quali non potranno più tornare, la possibilità di un tetto dignitoso. Il Comune individui un’area alternativa e noi siamo pronti a intervenire”.
Schlein: “Non sono andata li per fare polemica, serve piano per dissesto”
“Non sono andata lì per fare polemica, sono andata lì per mettere a disposizione le nostre forze a ogni livello locale, regionale e nazionale per contribuire a dare in fretta la risposte che servono alle famiglie e alle imprese che hanno perso tutto”. Lo dice la segretaria dem Elly Schelin reduce dal viaggio a Niscemi. Nel dialogo con il Corriere della Sera aggiunge: “A fronte di danni che le regioni stesse hanno quantificato in due miliardi e mezzo, lo stanziamento di cento milioni del consiglio dei ministri è del tutto insufficiente. Noi abbiamo proposto di utilizzare subito le risorse del Ponte a partire da quelle stanziate per il 2026, che comunque non potranno essere utilizzate perché c’è il blocco della Corte dei conti. Quindi, invece di buttare via quei soldi per un’impuntatura ideologica, bisognerebbe immediatamente dirottarli per il sostegno a questi territori”. E ancora: “Vorrei anche far notare che c’è stato un voto, a scrutinio segreto, dell’assemblea regionale siciliana in cui la maggioranza di destra ha chiesto la stessa cosa. Perciò non si tratta di un’idea balzana di Schlein o di propaganda del Pd. Più in prospettiva, bisogna elaborare un grande piano di prevenzione del dissesto e di adattamento ai cambiamenti climatici e quindi anche gli altri 12 miliardi del Ponte sarebbero meglio spesi per questo scopo”.
Schifani: “Visita Meloni segnale forte, lavoriamo insieme”
“La visita della presidente del Consiglio a Niscemi è un segnale forte e incoraggiante per le popolazioni colpite”. Così Renato Schifani, presidente della Regione siciliana. In un colloquio con il Corriere della Sera spiega: “Ho riscontrato grande attenzione da parte della premier, che ha confermato la volontà di intervenire con rapidità e concretezza. Abbiamo ribadito l’importanza di un coordinamento efficace tra tutte le istituzioni: in momenti come questi fare squadra è essenziale. Il governo ha garantito la disponibilità a integrare le risorse già stanziate, che si aggiungono ai 90 milioni messi subito a disposizione dalla mia giunta. Particolare attenzione sarà dedicata alla valutazione puntuale dei danni, per assicurare interventi adeguati e tempestivi. Per reperire ulteriori risorse, raccogliendo l’appello della premier, stiamo valutando anche il disimpegno di alcuni fondi Fsc che non hanno rispettato il cronoprogramma”. Schifani poi dice non sono ancora state quantificate le risorse che servirebbero per Niscemi e scansa le polemiche secondo cui l’assemblea regionale siciliana ha approvato, con voto segreto, un ordine del giorno che chiede di destinare i fondi previsti per il Ponte sullo Stretto alla ricostruzione delle aree danneggiate dal Ciclone Harry e dal maltempo: “In questo momento così drammatico, le polemiche sono fuori luogo”.
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